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Storia della Villa

Generalmente, del Complesso delle Ville Tuscolane vengono analizzati e valorizzati, nella letteratura scientifica, i molteplici caratteri accomunanti che contraddistinguono questo gruppo di dodici monumentali fabbriche rinascimentali edificate sulle alture del Vulcano Laziale a sud-est di Roma (per la maggior parte sui resti di preesistenti impianti d’epoca romana). Di tale insieme, formatosi per la residenza estiva della corte pontificia e dei potentati economici ad essa legati, vengono spesso sottolineate le (comuni) componenti storico-culturali, oltre che artistiche, architettoniche e paesistiche.
Senza voler negare l’importanza delle citate caratteristiche ricorrenti nei diversi organismi del gruppo, si intende qui dedicare specifica attenzione ad una fra le più illustri di queste storiche dimore, Villa Mondragone, in relazione ad un particolare aspetto che ne ha cadenzato – in un certo senso specificamente – l’esistenza, correlandola, ora occasionalmente ora con continuità, agli effetti ed alla storia del sapere scientifico.
Il maestoso edificio di Mondragone ha, infatti, sempre avuto – fin quasi dalla sua fondazione – un sinergico rapporto con le scienze, la tecnologia, il sapere e la sua divulgazione.
Già all’epoca dell’espansione borghesiana della fabbrica, promossa nella seconda decade del XVII secolo da Scipione Caffarelli Borghese, cardinal nepote di Paolo V (Camillo Borghese, 1605 – 1621), essa offrì agli ingegneri-architetti idraulici dell’epoca, ulteriore occasione per sfoggiare la loro maestria: le descrizioni che il Deseine e il de Brosses hanno tratteggiato degli effetti, dei giochi (e scherzi) d’acqua della Fontana della Girandola – i più spettacolari, forse, tra quelli allora presenti nelle diverse ville sul Tuscolano del patriziato romano – ne danno un efficace e gustoso ritratto, sintomatico dell’efficienza tecnologica raggiunta nell’età del Barocco e qui applicata.
Ancor prima, nel 1611, ovvero sin dalla fase di proprietà Altemps – relativa al nucleo originario della Villa, il Casino fatto erigere dal cardinale Marco Sitico Altemps – Mondragone, era stato scelto come riferimento visivo per essere osservato da Roma in una dimostrazione guidata da Galileo Galilei, con un nuovo strumento da lui perfezionato: il cannocchiale. L’esperimento – che contribuì ad aprire allo scienziato le porte dell’Accademia dei Lincei, allora da poco fondata – permise di provare le potenzialità della nuova apparecchiatura che, dal Gianicolo, consentì la visione anche di dettagli architettonico-costruttivi della fabbrica sul Tuscolano.
Una certa “consuetudine” doveva certamente essere manifesta tra l’entourage dell’Accademia dei Lincei – la – “prima accademia scientifica europea” – ed il Casato Altemps, con i suoi poli immobiliari in Roma e nel Tuscolano. Il fondatore dell’Accademia e a lungo suo capo carismatico, Federico Cesi detto il Linceo, era infatti cognato del duca Giovanni Angelo Altemps, proprietario del Casino. Anche questi, erudito e bibliofilo, è ricordato per la sua marcata attrazione verso la conoscenza, nell’accezione più vasta del termine. Egli, infatti, riuscì ad occuparsi di numerosi settori culturali, non esclusi quelli scientifici (spesso è ricordato il carteggio che scambiò proprio con il Galilei, a cui chiese, tra l’altro, di costruirgli un “telescopio”); forte di una cospicua floridità economica, costituì inoltre una fra le più ricche biblioteche dell’epoca, capace di duemila manoscritti e dodicimila volumi a stampa, caratterizzati da una particolare rilegatura in cuoio e legno di cipresso denominata “rilegatura altempsiana”.
Come non ricordare, andando più a ritroso, lo “sconvolgimento” cinquecentesco del Calendario Giuliano, quasi certamente riconducibile ancora a Mondragone, come fanno ritenere i dati nei diari pontifici e la localizzazione “datum Tusculi” della rivoluzionaria Bolla Inter gravissimas pastoralis officii nostri curas, promulgata nel 1582 da Gregorio XIII (Ugo Boncompagni, 1572 – 155) e scaturita da complicati calcoli ed osservazioni astronomiche?
Ma il periodo in cui fu massimo il connubio tra la fabbrica, la scienza e la “conoscenza”, fu certamente quello – relativamente recente – legato al Nobile Collegio Mondragone che i Gesuiti tennero nella Villa per quasi un secolo (1865 – 1953).
Sin dall’inizio, infatti, questa struttura educativa si configurò come una di quelle che oggi chiameremmo scuole d’eccellenza; furono, infatti, pionieristicamente avviati, nell’ambito della missione formativa dei Gesuiti (già rigorosa e, da più parti, lodata in relazione agli studi umanistici) Gabinetti di Chimica, Fisica, Scienze naturali, Laboratori scientifici. Fu inoltre allestito, fin dal 1868, l’Osservatorio Meteorologico Tuscolano: in particolare quest’ultimo – originato dall’intuizione di un luminare dell’astronomia come Angelo Secchi – costituì un’attrezzata ed importante stazione che fu, per lunghi anni, di riferimento nella rete degli Osservatori ufficiali relativa all’Italia centrale.
Data la sua particolare posizione, il sito di Villa Mondragone fu prescelto, sempre durante il periodo del Collegio tenutovi dai Gesuiti, anche come sede per compiere varie esperienze e test di nuove tecniche di trasmissione, tra le quali spicca quella curata da Guglielmo Marconi nel 1932, relativa alla prima prova di collegamento su terra in radiotrasmissione con utilizzo di onde ultracorte (antesignana delle moderne comunicazioni a microonde ed onde millimetriche).
Esperimenti, questi sulle trasmissioni, resi possibili dalla particolare collocazione della Villa rispetto a Roma che, nel tempo, si riconfermava “eccezionale” per piena libertà di campo, come era avvenuto, in passato, in occasione della prova del cannocchiale del Galilei.
L’eccellenza del Nobile Collegio Mondragone nella formazione dei giovani, per molti anni assicurata dai Padri Gesuiti nei maestosi ambienti della Villa, rappresenta oggi un onore (e un onere) idealmente trasmesso all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata che, pur essendone proprietaria da poco più di un ventennio, ne ha pienamente raccolto la tradizione, valorizzando la struttura come sede di rappresentanza e ospitandovi convegni e congressi che rispecchiano le attività di ricerca e di formazione svolte dall’Ateneo.
Si può quindi a buon diritto affermare che il prestigioso Monumento, tra i più notevoli presenti nell’area a Sud di Roma, non abbia perso il filo di questa continuità scientifica, trasmettendo oggi, idealmente, tale storica vocazione a un’altra Istituzione – l’Università, appunto – anch’essa deputata alla formazione superiore ed alla ricerca scientifica e pertanto pienamente votata alla scienza e alla conoscenza.

da “Villa Mondragone tra scienza e conoscenza”
prof. arch. Rodolfo Maria Strollo

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